L'89,1% dei laureati in Infermieristica lavora già a un anno dalla laurea. Pochi percorsi universitari in Italia offrono una prospettiva così solida. Eppure nell'anno accademico 2025/2026, per la prima volta nella serie storica disponibile, le domande di ammissione sono state meno dei posti messi a bando.
È il dato che cambia la natura del problema. Per anni la carenza di infermieri è stata raccontata come una questione di assunzioni: pochi concorsi, pochi fondi, blocchi di spesa. Oggi il collo di bottiglia si trova più indietro, nelle aule universitarie. E questo significa che anche la migliore politica di assunzioni rischia di non trovare persone da assumere.
📊 I numeri in breve
- 25.479 infermieri che le Regioni chiedono di formare per il 2026/27 (Accordo Stato-Regioni)
- 20.672 i posti effettivamente messi a bando dagli atenei
- circa 9 domande ogni 10 posti nel 2025/26: la prima volta sotto la parità
- 89,1% dei laureati occupati a un anno dalla laurea (AlmaLaurea)
- circa 78.000 infermieri del SSN raggiungeranno l'età pensionabile entro il 2035 (stima Agenas)
- meno di 7 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro oltre 8 della media UE
Quanti ne mancano? Dipende da cosa si misura
È la domanda più ricorrente, ed è anche quella su cui circolano più numeri incompatibili tra loro. Non perché qualcuno sbagli, ma perché ogni cifra risponde a una domanda diversa.
| Cifra | Chi la stima | Cosa misura davvero |
|---|---|---|
| circa 65.000 | Corte dei conti (Memoria sulla NADEF, novembre 2022) | Il fabbisogno teorico per raggiungere lo standard di 3 infermieri per medico, su dati del 2020, per SSN e strutture equiparate. |
| oltre 50.000 | FNOPI (stima del 2018) | Lo stesso standard applicato alle sole aziende sanitarie pubbliche, sui dati del Conto annuale della Ragioneria dello Stato. |
| 175.000 | Nursing Up (stima sindacale, 2025) | Quanti ne servirebbero per allineare l'Italia alla media europea per abitante. Non è una carenza d'organico. |
La cifra più solida e più usata resta quella della Corte dei conti. Ma va letta per quello che è: una stima di fabbisogno teorico, basata su dati di sei anni fa, non un conteggio di posti vacanti. In Italia non esiste una rilevazione ufficiale che dica "mancano esattamente X infermieri".
"Mettendo in relazione lo standard internazionale 1:3 per il personale infermieristico ai dati presenti nell'Annuario statistico [...] nel 2020 si registrava una carenza di infermieri di circa 65mila unità."
— Corte dei conti, Memoria sulla NADEF 2022
Su un punto, però, tutte le fonti convergono: l'Italia ha meno di 7 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro una media europea di oltre 8, e un rapporto tra infermieri e medici di circa 1,3, tra i più bassi d'Europa (la media OCSE supera 2). Non abbiamo solo pochi infermieri: abbiamo un sistema sbilanciato.
Il collo di bottiglia si è spostato a monte
Il dato più istruttivo non riguarda chi manca oggi, ma chi dovrebbe arrivare domani. Ogni anno le Regioni indicano quanti professionisti sanitari servono, e sulla base di quel fabbisogno gli atenei programmano i posti. Per il 2026/27 i due numeri, entrambi ufficiali, non coincidono:
secondo le Regioni
dagli atenei
al fabbisogno dichiarato
E c'è un secondo livello. Nel 2025/26 non si erano riempiti nemmeno i posti banditi: le domande si sono fermate a circa 9 ogni 10 posti. Nella serie storica ricostruita da Agenas e FNOPI, che parte dal 2010, era sempre stato il contrario: nel 2021/22 si contavano 1,6 candidati per posto.
Nel 2026/27 le domande sono risalite a circa 21.900 per 20.672 posti. È una buona notizia, ma da leggere con prudenza: una parte della ripresa è attribuita all'effetto del nuovo "semestre filtro" di Medicina, che porta verso le professioni sanitarie parte degli studenti non ammessi. Non è ancora la prova di un'inversione di tendenza sull'attrattività della professione.
Una cautela sul numero esatto. Le rilevazioni sulle domande 2025/26 riportate da fonti diverse non coincidono al dettaglio (le cifre oscillano di oltre mille unità, a seconda di perimetro e data di rilevazione). Il fatto è invece confermato da tutte: per la prima volta le domande sono scese sotto i posti. Per questo in questo articolo riportiamo il rapporto, non una cifra puntuale.
Il paradosso: il lavoro c'è
Se il problema fosse la mancanza di sbocchi, il calo delle iscrizioni sarebbe comprensibile. Ma è l'opposto. Secondo AlmaLaurea, l'89,1% dei laureati è occupato a un anno dalla laurea — in crescita rispetto all'85,1% della rilevazione precedente — e il primo impiego arriva in media dopo circa 2,4 mesi.
"Per la prima volta nell'anno accademico 2025/2026, le domande di iscrizione ai test per i corsi di laurea in Infermieristica non hanno coperto i posti messi a bando, nonostante l'elevata efficacia occupazionale del titolo."
— FNOPI, 1° settembre 2026
Il segnale, quindi, non riguarda l'occupabilità. Riguarda la percezione di come si lavora una volta assunti.
Chi esce, e chi uscirà
Mentre gli ingressi si assottigliano, le uscite crescono. Agenas stima che circa 78.000 infermieri del SSN raggiungeranno l'età pensionabile tra il 2026 e il 2035: al 31 dicembre 2023 quasi 3 su 10 avevano già superato i 55 anni. È una proiezione anagrafica — considera l'uscita a 67 anni — e non un calendario di pensionamenti certi, ma indica con chiarezza l'ordine di grandezza.
Anche il percorso di studi disperde persone. Sempre secondo Agenas, negli ultimi anni il rapporto tra laureati e immatricolati si è attestato in media intorno al 71%. È un indicatore di dispersione, non un vero tasso di abbandono (confronta coorti diverse e include chi si laurea fuori corso): ma dice che non tutti quelli che entrano arrivano in corsia.
Quanto all'emigrazione, che spesso viene quantificata con cifre tonde: non esiste un flusso amministrativo nazionale che conti davvero quanti infermieri italiani lavorano all'estero. Le cifre che circolano sono stime, e come tali vanno trattate.
Perché la professione attira meno
Una premessa di onestà: non esiste un'indagine nazionale che misuri, tra i ragazzi che scelgono l'università, quanto pesi ciascun fattore nella decisione di non iscriversi a Infermieristica. Esistono però criticità documentate, che ricorrono in tutte le analisi:
- Retribuzioni. Secondo l'OCSE (Health at a Glance), la retribuzione media di un infermiere italiano è sensibilmente inferiore alla media dei Paesi OCSE e dell'Unione Europea.
- Aggressioni. La Relazione dell'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie (ONSEPS, Ministero della Salute) registra per il 2024 quasi 18.000 segnalazioni di aggressione: il 55% riguarda infermieri, la categoria più colpita.
- Carichi e organizzazione del lavoro. Pochi infermieri per medico significa più pazienti per infermiere, turni più densi, più difficoltà a garantire riposi e ferie.
Il terzo punto è quello che si decide più vicino al reparto. Ed è anche quello su cui si può intervenire più rapidamente.
Cosa si sta facendo
Le risposte in campo sono reali ma lente. La legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) consente assunzioni a tempo indeterminato in deroga ai vincoli di spesa e aumenta il Fondo sanitario nazionale; il CCNL del Comparto Sanità 2022-2024, firmato nell'ottobre 2025, ha portato aumenti retributivi, e l'ipotesi di rinnovo 2025-2027 è stata sottoscritta a luglio 2026.
Sono passi importanti. Ma nessuno di questi strumenti produce infermieri in tempi brevi: un nuovo professionista richiede almeno tre anni di formazione, e prima ancora serve qualcuno che scelga di iscriversi.
Se non si possono formare più in fretta, bisogna trattenerli
Il quadro che emerge è semplice nella sua durezza: ogni infermiere che lascia il sistema è molto difficile da sostituire. Non per mancanza di posti, ma perché a monte c'è meno gente in ingresso di quanta ne esca.
In questo scenario la priorità cambia. Accanto all'assunzione di nuovo personale diventa decisiva la capacità di trattenere quello che c'è — e le condizioni organizzative quotidiane, a differenza delle retribuzioni o della formazione universitaria, dipendono in buona parte da scelte che si prendono dentro l'azienda e dentro il reparto:
- turni distribuiti in modo equo, senza che notti e festivi ricadano sempre sulle stesse persone;
- riposi rispettati, secondo le regole di legge e del CCNL;
- piani prevedibili, pubblicati in tempo e senza cambi continui dell'ultimo minuto.
È il terreno su cui lavora Tymetric: costruire i turni in automatico rispettando vincoli contrattuali, monte ore e riposi, e distribuendo il carico in modo equo tra i professionisti. Con la precisazione che facciamo sempre: l'algoritmo copre tipicamente il 50-70% della pianificazione, e la responsabilità delle scelte resta del coordinatore. Non risolve la carenza di infermieri — nessun software può farlo. Aiuta a non perdere quelli che ci sono.
In sintesi
Quanti infermieri mancano in Italia dipende da come si misura: circa 65.000 secondo la stima più citata, con cifre diverse a seconda del perimetro. Ma il dato più eloquente oggi è un altro: la carenza non è più solo un problema di assunzioni, è un problema di vocazioni. Le Regioni chiedono di formarne più di quanti posti vengano offerti, e nel 2025/26 nemmeno quei posti si sono riempiti — per una laurea che garantisce il lavoro quasi a tutti. Finché questa dinamica non cambia, ogni professionista che resta vale doppio.
Fonti
- FNOPI, domande ai test di Infermieristica 2026/27 (rilevazione Mastrillo/Conferenza permanente dei corsi di laurea), 14/09/2026 — fnopi.it
- FNOPI, "Allarme ISTAT su invecchiamento popolazione", 01/09/2026 — fnopi.it
- Conferenza Stato-Regioni, Accordo rep. 109/CSR sul fabbisogno formativo 2026/27, 23/07/2026 — statoregioni.it
- MUR, DM n. 594 del 07/08/2025 (posti a.a. 2025/26) — mur.gov.it
- Agenas, Il personale del SSN (ed. settembre 2025) — PDF
- AlmaLaurea, Indagine sulla condizione occupazionale dei laureati — almalaurea.it
- Corte dei conti, Memoria sulla Nota di aggiornamento al DEF 2022 (novembre 2022)
- FNOPI, stima "oltre 50mila" (via Quotidiano Sanità, 2018) — quotidianosanita.it
- OCSE, Health at a Glance 2024-2025 — OECD Data Explorer
- Ministero della Salute, Relazione ONSEPS (pubblicata il 12/03/2026)
- Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di bilancio 2026) — Gazzetta Ufficiale