DATI & SSN

Carenza di infermieri: quanti ne mancano davvero, e perché i giovani non si iscrivono più

Una laurea che quasi garantisce il lavoro. Eppure, per la prima volta, le domande a Infermieristica non hanno coperto i posti. Il problema della carenza si è spostato a monte: non basta più assumere, bisogna trovare chi voglia studiare.

23 Settembre 2026
8 min di lettura
Aula universitaria di Infermieristica con molti banchi vuoti

L'89,1% dei laureati in Infermieristica lavora già a un anno dalla laurea. Pochi percorsi universitari in Italia offrono una prospettiva così solida. Eppure nell'anno accademico 2025/2026, per la prima volta nella serie storica disponibile, le domande di ammissione sono state meno dei posti messi a bando.

È il dato che cambia la natura del problema. Per anni la carenza di infermieri è stata raccontata come una questione di assunzioni: pochi concorsi, pochi fondi, blocchi di spesa. Oggi il collo di bottiglia si trova più indietro, nelle aule universitarie. E questo significa che anche la migliore politica di assunzioni rischia di non trovare persone da assumere.

📊 I numeri in breve

  • 25.479 infermieri che le Regioni chiedono di formare per il 2026/27 (Accordo Stato-Regioni)
  • 20.672 i posti effettivamente messi a bando dagli atenei
  • circa 9 domande ogni 10 posti nel 2025/26: la prima volta sotto la parità
  • 89,1% dei laureati occupati a un anno dalla laurea (AlmaLaurea)
  • circa 78.000 infermieri del SSN raggiungeranno l'età pensionabile entro il 2035 (stima Agenas)
  • meno di 7 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro oltre 8 della media UE

Quanti ne mancano? Dipende da cosa si misura

È la domanda più ricorrente, ed è anche quella su cui circolano più numeri incompatibili tra loro. Non perché qualcuno sbagli, ma perché ogni cifra risponde a una domanda diversa.

CifraChi la stimaCosa misura davvero
circa 65.000 Corte dei conti (Memoria sulla NADEF, novembre 2022) Il fabbisogno teorico per raggiungere lo standard di 3 infermieri per medico, su dati del 2020, per SSN e strutture equiparate.
oltre 50.000 FNOPI (stima del 2018) Lo stesso standard applicato alle sole aziende sanitarie pubbliche, sui dati del Conto annuale della Ragioneria dello Stato.
175.000 Nursing Up (stima sindacale, 2025) Quanti ne servirebbero per allineare l'Italia alla media europea per abitante. Non è una carenza d'organico.

La cifra più solida e più usata resta quella della Corte dei conti. Ma va letta per quello che è: una stima di fabbisogno teorico, basata su dati di sei anni fa, non un conteggio di posti vacanti. In Italia non esiste una rilevazione ufficiale che dica "mancano esattamente X infermieri".

"Mettendo in relazione lo standard internazionale 1:3 per il personale infermieristico ai dati presenti nell'Annuario statistico [...] nel 2020 si registrava una carenza di infermieri di circa 65mila unità."
— Corte dei conti, Memoria sulla NADEF 2022

Su un punto, però, tutte le fonti convergono: l'Italia ha meno di 7 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro una media europea di oltre 8, e un rapporto tra infermieri e medici di circa 1,3, tra i più bassi d'Europa (la media OCSE supera 2). Non abbiamo solo pochi infermieri: abbiamo un sistema sbilanciato.

Il collo di bottiglia si è spostato a monte

Il dato più istruttivo non riguarda chi manca oggi, ma chi dovrebbe arrivare domani. Ogni anno le Regioni indicano quanti professionisti sanitari servono, e sulla base di quel fabbisogno gli atenei programmano i posti. Per il 2026/27 i due numeri, entrambi ufficiali, non coincidono:

25.479
infermieri da formare
secondo le Regioni
20.672
posti messi a bando
dagli atenei
−4.807
formazione in meno rispetto
al fabbisogno dichiarato

E c'è un secondo livello. Nel 2025/26 non si erano riempiti nemmeno i posti banditi: le domande si sono fermate a circa 9 ogni 10 posti. Nella serie storica ricostruita da Agenas e FNOPI, che parte dal 2010, era sempre stato il contrario: nel 2021/22 si contavano 1,6 candidati per posto.

Nel 2026/27 le domande sono risalite a circa 21.900 per 20.672 posti. È una buona notizia, ma da leggere con prudenza: una parte della ripresa è attribuita all'effetto del nuovo "semestre filtro" di Medicina, che porta verso le professioni sanitarie parte degli studenti non ammessi. Non è ancora la prova di un'inversione di tendenza sull'attrattività della professione.

Una cautela sul numero esatto. Le rilevazioni sulle domande 2025/26 riportate da fonti diverse non coincidono al dettaglio (le cifre oscillano di oltre mille unità, a seconda di perimetro e data di rilevazione). Il fatto è invece confermato da tutte: per la prima volta le domande sono scese sotto i posti. Per questo in questo articolo riportiamo il rapporto, non una cifra puntuale.

Il paradosso: il lavoro c'è

Se il problema fosse la mancanza di sbocchi, il calo delle iscrizioni sarebbe comprensibile. Ma è l'opposto. Secondo AlmaLaurea, l'89,1% dei laureati è occupato a un anno dalla laurea — in crescita rispetto all'85,1% della rilevazione precedente — e il primo impiego arriva in media dopo circa 2,4 mesi.

"Per la prima volta nell'anno accademico 2025/2026, le domande di iscrizione ai test per i corsi di laurea in Infermieristica non hanno coperto i posti messi a bando, nonostante l'elevata efficacia occupazionale del titolo."
— FNOPI, 1° settembre 2026

Il segnale, quindi, non riguarda l'occupabilità. Riguarda la percezione di come si lavora una volta assunti.

Chi esce, e chi uscirà

Mentre gli ingressi si assottigliano, le uscite crescono. Agenas stima che circa 78.000 infermieri del SSN raggiungeranno l'età pensionabile tra il 2026 e il 2035: al 31 dicembre 2023 quasi 3 su 10 avevano già superato i 55 anni. È una proiezione anagrafica — considera l'uscita a 67 anni — e non un calendario di pensionamenti certi, ma indica con chiarezza l'ordine di grandezza.

Anche il percorso di studi disperde persone. Sempre secondo Agenas, negli ultimi anni il rapporto tra laureati e immatricolati si è attestato in media intorno al 71%. È un indicatore di dispersione, non un vero tasso di abbandono (confronta coorti diverse e include chi si laurea fuori corso): ma dice che non tutti quelli che entrano arrivano in corsia.

Quanto all'emigrazione, che spesso viene quantificata con cifre tonde: non esiste un flusso amministrativo nazionale che conti davvero quanti infermieri italiani lavorano all'estero. Le cifre che circolano sono stime, e come tali vanno trattate.

Perché la professione attira meno

Una premessa di onestà: non esiste un'indagine nazionale che misuri, tra i ragazzi che scelgono l'università, quanto pesi ciascun fattore nella decisione di non iscriversi a Infermieristica. Esistono però criticità documentate, che ricorrono in tutte le analisi:

  • Retribuzioni. Secondo l'OCSE (Health at a Glance), la retribuzione media di un infermiere italiano è sensibilmente inferiore alla media dei Paesi OCSE e dell'Unione Europea.
  • Aggressioni. La Relazione dell'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie (ONSEPS, Ministero della Salute) registra per il 2024 quasi 18.000 segnalazioni di aggressione: il 55% riguarda infermieri, la categoria più colpita.
  • Carichi e organizzazione del lavoro. Pochi infermieri per medico significa più pazienti per infermiere, turni più densi, più difficoltà a garantire riposi e ferie.

Il terzo punto è quello che si decide più vicino al reparto. Ed è anche quello su cui si può intervenire più rapidamente.

Cosa si sta facendo

Le risposte in campo sono reali ma lente. La legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) consente assunzioni a tempo indeterminato in deroga ai vincoli di spesa e aumenta il Fondo sanitario nazionale; il CCNL del Comparto Sanità 2022-2024, firmato nell'ottobre 2025, ha portato aumenti retributivi, e l'ipotesi di rinnovo 2025-2027 è stata sottoscritta a luglio 2026.

Sono passi importanti. Ma nessuno di questi strumenti produce infermieri in tempi brevi: un nuovo professionista richiede almeno tre anni di formazione, e prima ancora serve qualcuno che scelga di iscriversi.

Se non si possono formare più in fretta, bisogna trattenerli

Il quadro che emerge è semplice nella sua durezza: ogni infermiere che lascia il sistema è molto difficile da sostituire. Non per mancanza di posti, ma perché a monte c'è meno gente in ingresso di quanta ne esca.

In questo scenario la priorità cambia. Accanto all'assunzione di nuovo personale diventa decisiva la capacità di trattenere quello che c'è — e le condizioni organizzative quotidiane, a differenza delle retribuzioni o della formazione universitaria, dipendono in buona parte da scelte che si prendono dentro l'azienda e dentro il reparto:

  • turni distribuiti in modo equo, senza che notti e festivi ricadano sempre sulle stesse persone;
  • riposi rispettati, secondo le regole di legge e del CCNL;
  • piani prevedibili, pubblicati in tempo e senza cambi continui dell'ultimo minuto.

È il terreno su cui lavora Tymetric: costruire i turni in automatico rispettando vincoli contrattuali, monte ore e riposi, e distribuendo il carico in modo equo tra i professionisti. Con la precisazione che facciamo sempre: l'algoritmo copre tipicamente il 50-70% della pianificazione, e la responsabilità delle scelte resta del coordinatore. Non risolve la carenza di infermieri — nessun software può farlo. Aiuta a non perdere quelli che ci sono.

In sintesi

Quanti infermieri mancano in Italia dipende da come si misura: circa 65.000 secondo la stima più citata, con cifre diverse a seconda del perimetro. Ma il dato più eloquente oggi è un altro: la carenza non è più solo un problema di assunzioni, è un problema di vocazioni. Le Regioni chiedono di formarne più di quanti posti vengano offerti, e nel 2025/26 nemmeno quei posti si sono riempiti — per una laurea che garantisce il lavoro quasi a tutti. Finché questa dinamica non cambia, ogni professionista che resta vale doppio.

Fonti

  • FNOPI, domande ai test di Infermieristica 2026/27 (rilevazione Mastrillo/Conferenza permanente dei corsi di laurea), 14/09/2026 — fnopi.it
  • FNOPI, "Allarme ISTAT su invecchiamento popolazione", 01/09/2026 — fnopi.it
  • Conferenza Stato-Regioni, Accordo rep. 109/CSR sul fabbisogno formativo 2026/27, 23/07/2026 — statoregioni.it
  • MUR, DM n. 594 del 07/08/2025 (posti a.a. 2025/26) — mur.gov.it
  • Agenas, Il personale del SSN (ed. settembre 2025) — PDF
  • AlmaLaurea, Indagine sulla condizione occupazionale dei laureati — almalaurea.it
  • Corte dei conti, Memoria sulla Nota di aggiornamento al DEF 2022 (novembre 2022)
  • FNOPI, stima "oltre 50mila" (via Quotidiano Sanità, 2018) — quotidianosanita.it
  • OCSE, Health at a Glance 2024-2025 — OECD Data Explorer
  • Ministero della Salute, Relazione ONSEPS (pubblicata il 12/03/2026)
  • Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di bilancio 2026) — Gazzetta Ufficiale

Ogni infermiere che resta vale doppio

Tymetric costruisce turni equi e prevedibili, nel rispetto di riposi e vincoli contrattuali. Possiamo mostrartelo su un reparto come il tuo, con dati anonimi, senza impegno.

Richiedi Informazioni

Articoli Correlati